Tovel, uno smeraldo incastonato tra i monti del Trentino - robysacra

Tovel, lo Smeraldo magico del Trentino

Tovel, uno smeraldo incastonato tra i monti del Trentino

E’ vero, lo ammetto, Tovel, Lo Smeraldo, potrebbe sembrare un titolo di un film Fantasy, genere che penso si sia capito, mi attrae molto. In realtà non è nient’altro che un omaggio alla bellezza di uno specchio d’acqua incastonato tra i monti Trentini ed in particolare nel Parco Naturale Adamello-Brenta nella Val di Non.

La Scoperta

Giornata limpida, di un mese d’agosto dei più caldi da quando ne ho memoria, mi risveglio nella mia camera in un albergo sulle rive del Lago di Molveno, il sole è già alto ed inizia a riscaldare le ossa. Esco e mi dirigo verso il centro storico del paese per godermi una colazione in tranquillità,  siamo alla fine del mese e la massa di vacanzieri sta iniziando a scemare. Scelgo il primo bar che trovo per sedermi ed ordinare un succo ed una brioche. Vengo servito da una ragazza giovane, alla quale chiedo se sia normale che anche li, a quasi 1000 metri di altitudine, faccia così caldo, lei mi risponde che effettivamente è stata un’estate anomala e mi consiglia di spostarmi ad altitudini più elevate se amo il “fresco“. Le chiedo di consigliarmi qualche luogo da visitare e lei mi parla del Lago di Tovel, descrivendolo come uno dei laghi più belli di tutto il Trentino, magico come uno smeraldo. Deve avere un bel colore verde allora” la interrompo, lei mi racconta che lo smeraldo non ha solo la particolarità di essere verde ma che ha altri poteri, come quello di rafforzare il senso percettivo e l’introspezione. “E’ la pietra adatta a coloro che vogliono liberare la mente da preoccupazioni e nello stesso tempo stimolare la creatività e avere idee sempre nuove” sussurra, per questo Tovel è “strano“. Mi lascio affascinare dalla descrizione e decido di farne la meta della mia giornata. 

Il Viaggio

Salgo in macchina e mi dirigo verso Tuenno, uno degli ultimi centri abitati prima del Lago, lascio l’auto in uno dei “parcheggi ufficiali del lago” e chiedo informazioni su come arrivare a destinazione. Mi imbatto subito in una squadra di ragazzi in divisa, pettorina fluorescente gialla ed in mano blocchetti e biro. Mi blocco, i loro sorrisi sembrano disegnati dal trucco come se fossero dei piccoli Joker, la mente mi riporta immagini di un film che ho visto da bambino dal titolo The Warriors, sono una di quelle bande, devo andarmene da li e di corsa. Mi volto mentre le loro bocche si aprono per cantarmi in coro parole senza senso, cerco di muovere i primi passi verso l’auto quando uno di loro mi ferma, ho il terrore dipinto in volto e sudo freddo ma distinguo in lontananza il latrare di un cane che mi risveglia dal torpore. Il ragazzo che mi ha fermato mi chiede semplicemente se ho intenzione di raggiungere il Lago a piedi o in autobus, deglutisco e rispondo un “Autobus” tremolante, non devo avere una bella cera ai suoi occhi, lo deduco dallo sguardo.

In autobus grazie” ripeto con tono più sicuro del precedente. “Allora deve recuperare la museruola al casottino là in fondo” mi risponde lui indicandomi una piccola costruzione in legno al termine del parcheggio adiacente. Mi dirigo verso di esso per pagare il biglietto e recuperare la museruola, non è per me ma per Ariel, si perchè non vi ho detto che non sono solo in questo viaggio, ma con la mia cagnolona marrone cioccolato, l’essere vivente con cui penso di aver stabilito il mio legame empatico più forte da quando sono nato ed a riprova del fatto solo ora mi accorgo che è stata proprio lei a risvegliarmi dallo stato confusionale di poco fa.

Tovel - Alberi come serpenti - robysacra
Sembrano quasi serpenti striscianti verso il cielo plumbeo ( S@cr@ )

Mi incammino verso l’autobus che sta arrivando a recuperarci, salgo per ultimo e mi posiziono sui gradini come da indicazioni, i cani possono salire ma devono rimanere sulle pedane di accesso del mezzo con indosso la museruola per evitare disagi, accetto senza polemiche ma nel mio sguardo si può leggere limpido ciò che penso, ” E’ più probabile che ci siano papabili serial killer tra di voi che il mio cane provochi problemi su di un autobus“. Inizia il viaggio che in una mezz’oretta mi porterà sul Lago di Tovel, la strada è piena di curve e la giornata si sta rannuvolando minacciando addirittura pioggia, Ariel è tranquilla tra i miei piedi e decido quindi di concedermi uno sguardo al paesaggio, o meglio a quello che riesco a scorgere dal finestrino soprastante. Gli alberi di conifere curvano in continuazione ad ogni vira dell’autista, sembrano quasi serpenti striscianti verso il cielo plumbeo, intenti a scappare dalla terra alla quale sono ancorati tramite radici, per raggiungere quell’acqua che solo ora sta iniziando a scendere in gocce, quasi a premiare il loro sforzo ed a concedergli l’illusione di aver raggiunto lo scopo. Mi perdo in quell’immagine quando d’improvviso tutto quello che era sospeso verso l’alto sembra crollarmi addosso come un getto di inchiostro nero, bagnandomi il viso di un liquido denso e soffocante, sento un fischio in fianco a me ed una mano gelida sfiorarmi il braccio, mi risveglio di soprassalto, Ariel che mi lecca, è riuscita a togliersi la museruola ma cercherò di capire come abbia fatto per il viaggio di ritorno, la porta dell’autobus aperta e l’aria fresca che entra mi fa capire che siamo arrivati a destinazione, devo essermi assopito, credo.

Lo Smeraldo

lago di Tovel - robysacra
Fai che il tuo cuore sia come un lago. Con una superficie calma e silenziosa. E una profondità colma di gentilezza
(Lao Tzu)

La strada per il lago è breve ed in leggera salita, termina in uno spiazzo nel quale si trova un negozio di souvenir, che funge anche da bar, e cartelli con indicazioni dei percorsi che circondano Tovel. Scelgo di dirigermi a sinistra verso un saliscendi che si apre subito in una bellissima spiaggia di sabbia bianca, dalla quale si può vedere Lo Smeraldo in tutta la sua bellezza, uno specchio d’acqua verde e calmo contornato da una cornice di alberi di conifere. Mi siedo a godermi un po’ il panorama quando vedo un bimbo correre verso lo specchio d’acqua quasi a volerlo sfidare e penso che sarebbe proprio bello se si riuscisse a mantenere quella spregiudicatezza con il passare degli anni, se, anche da adulti, si potesse imprigionare quel coraggio che ci tiene lontani dalle paure di tutti i giorni. 

Tovel - alla conquista - robysacra
Tieni per te le tue paure, ma condividi con gli altri il tuo coraggio.
(Robert Louis Stevenson)

Riprendo il cammino ed il sentiero si fa sempre più stretto, bisogna guardare dove metter i piedi perchè le radici delle piante la fanno da padrone, come se tutto il bosco intorno fosse a protezione dello Smeraldo stesso, mi imbatto subito in un ponticello di legno che permette di oltrepassare un immissiario del lago, chissà quante coppie si sono soffermate su quelle assi di legno a giurarsi amore eterno osservando Lo Smeraldo davanti a loro, chissà quanti, appoggiati ai corrimano si sono lasciati incantare da Tovel ed in tutto questo lui resta ancora li, a farsi calpestare da migliaia di scarpe tutti i mesi dell’anno. Mi fermo un minuto per far riposare Ariel e ripenso a quello che mi aveva sussurrato la ragazza al bar, per ora il suo tentativo di far sembrare il luogo più magico che verde non sembra avere funzionato. 

Tovel ponticello - robysacra
I ponti gli piacevano, uniscono separazioni, come una stretta di mano unisce due persone. I ponti cuciono strappi, annullano vuoti, avvicinano lontananze.
(Mauro Corona)

La Magia

Con un sorrisino tra le labbra usufruisco anch’ io delle assi di legno del ponte per proseguire il mio viaggio fino a raggiungere una piccola scaletta della quale non si riesce a scorgere la destinazione. Salgo i primi gradini, all’improvviso un fruscio tra le sterpaglie al mio fianco, qualcosa mi distrae, un cambio di direzione nell’aria, non capisco bene cosa ma ho come l’impressione che sia cambiato qualcosa intorno a me. Confuso termino la salita sulla scaletta ritrovandomi in una baia che sembra somigliare più ad un’isola caraibica che un lago alpino, anche la luce del sole appare diversa.

Tovel - sentiero intorno al lago - robysacra
È erroneo credere che la scala delle paure corrisponda a quella dei pericoli che la ispirano.
(Marcel Proust)

Mi avvicino all’acqua, calma e limpida, di un colore verde da mozzare il fiato, ho dovuto legare Ariel ad un tronco altrimenti sarebbe già in tuffo dentro Tovel, ma data l’altitudine la temperatura dell’acqua non dovrebbe essere ottimale, eppure qualcosa non quadra, al contatto con le dita della mano la superficie del lago non è affatto ghiacciata, anzi, il calore che emana risulta quasi invitante, a dir poco attraente. D’un tratto vedo intorno a me delle piccole creature che si muovono come in una danza, pesci penso in un primo momento, ma non hanno ne pinne ne coda, sembrano più bimbe in miniatura, ninfe dell’acqua, come fanno ad essermi intorno se….

Lago di Tovel 2 - robysacra
La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto.
(Albert Einstein)

Panico, le mie gambe non sono più sulla spiaggia ma completamente dentro l’acqua, mi volto verso Ariel e lei è li, legata al tronco di prima ma stranamente non abbaia, mi guarda tranquilla come se fosse perfettamente consapevole di quello che sta succedendo, provo ad avvicinarmi a lei ma è come se avessi una corda che mi tira dalla parte opposta al mio volere. L’acqua all’improvviso è più alta di prima, mi cinge i fianchi ed inizia ad essere gelida, ruoto lo sguardo per cercare aiuto ma nessuno sta passando vicino a me, come è possibile se fino a prima il luogo era pieno di turisti? Il panico aumenta direttamente con l’innalzarsi del livello del lago, ora ho letteralmente “l’acqua alla gola” e non riesco nemmeno a nuotare, abbasso o sguardo, non ci sono più le piccole ninfe che danzano allegramente, si sono trasformate in occhi rossi che vorticano freneticamente intorno a me creando un mulinello nero pece dal quale è impossibile fuggire, anche l’acqua non è più limpida ma assomiglia sempre più ad un misto di fango e cenere. 

Alzo la testa per cercare di recuperare l’ultima aria che mi rimane, ormai sono quasi totalmente ricoperto da Tovel, non so più come fare a liberarmi dalla sua morsa, ho lottato in tutti i modi ma mi è stato vano ogni tentativo. Rassegnato al mio destino decido di lasciarmi andare e mentre l’acqua mi inghiotte completamente ho un unico pensiero, Ariel, non avrei dovuto legarla al tronco, ora sarà impossibilitata a fare qualsiasi cosa, anche scappare per mettersi in salvo, perchè alla fine è quello che per me conta più di ogni altra cosa, che lei stia bene. 

A Casa

Eccola, Ariel, è vicino a me e mi lecca ancora una volta il volto, sono confuso, la vista annebbiata, come quando ti risvegli da un’anestesia. Inizio a mettere a fuoco e mi accorgo di essere sdraiato sul divano, in casa mia, la bocca impastata e troppe domande nella testa. Che sia stato solo un sogno? Eppure era così reale, mi volto, lei è li, mi guarda e scodinzola. “Ok ho capito, ti porto a fare un giro!“. Recupero il guinzaglio e mi chino per agganciarlo alla pettorina, un bagliore rosso sembra velarle lo sguardo. “E se la ragazza del bar avesse avuto ragione?” Mi alzo dandomi del paranoico ed esco a fare due passi. 

S@cr@ 

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Al prossimo racconto 

11 commenti su “Tovel, lo Smeraldo magico del Trentino”

  1. Avvincente! Molto realistico nonostante forse sia solo frutto dell’immaginazione. Binomio perfetto tra la perfezione della natura e l’imperfezione dello stato mentale umano!!! Bellissimo!

  2. Veramente “toccante …
    Sembra di essere lì…con l’ acqua alla gola…
    E mi ha molto emozionato ..il fatto di Ariel legata all’ albero e il tuo “pensiero” per lei …
    Bravo davvero!!!!

  3. Quando lo inizi a leggere sei catturato e non si può ” non finire”.
    Avvincente e appassionante.
    Molto bello (foto incluse).
    Angelo

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